Ministero dei beni e delle attivita' culturali e del turismo-Direzione generale archivi

Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

  • Parma 1861 - 1896: Prima dell'industria

    Parma 1861 - 1896: Prima dell'industria

    Dopo l'Unità, matura la consapevolezza di un forte ritardo dell'economia del territorio. Come attesta l'Inchiesta agraria condotta dalla Commissione parlamentare presieduta da Stefano Jacini e terminata nel 1884, le campagne parmensi sono caratterizzate dall'arretratezza dei metodi di coltivazione anche nelle aree più fertili della pianura. Le poche industrie presenti nel territorio hanno un carattere artigianale, lavorano prevalentemente per la corte ducale, e vengono fortemente indebolite dall'apertura dei traffici commerciali.
  • Parma 1896 - 1918: La prima industrializzazione

    Parma 1896 - 1918: La prima industrializzazione

    È una fase di grande crescita. Le istituzioni agrarie incentivano la diffusione dei concimi chimici, delle piante foraggere e la sostituzione del mais con la coltivazione della barbabietola da zucchero e del pomodoro. All'inizio del secolo si moltiplicano i caseifici, i salumifici, le industrie molitorie, i pastifici e gli esercizi per la trasformazione del pomodoro. Si tratta nella quasi totalità di piccoli, talvolta piccolissimi, impianti, per lo più a conduzione familiare.
  • Parma 1918 - 1945: Gli anni difficili

    Parma 1918 - 1945: Gli anni difficili

    Sono anni di tenuta e stagnazione. Fra le due guerre, grazie alle istituzioni locali, vi è un'ulteriore affinazione dei metodi di produzione del pomodoro e delle tecniche di conservazione. Nella seconda metà degli anni Trenta le aziende più innovative sfruttano l'autarchia e le commesse pubbliche per crescere, ponendo così le premesse per il "boom" del dopoguerra.
  • Parma 1945 - 1970: Gli anni gloriosi

    Parma 1945 - 1970: Gli anni gloriosi

    Durante il "miracolo economico" il settore industriale sopravanza quello agricolo. Le aziende più attente ai cambiamenti che stanno caratterizzando le società occidentali, e che stanno modificando gli stili di vita e la tipologia dei consumi, come Althea, Barilla, Bormioli, Mutti e Parmalat brevettano innovazioni tecnologiche che danno loro un rilevante valore strategico nel proprio settore e investono nei più moderni mezzi di comunicazione.
  • Parma 1970 - 1980: Il decennio terribile

    Parma 1970 - 1980: Il decennio terribile

    È una fase di assestamento. La crescita degli anni del "boom" economico impone alle industrie più grandi un ulteriore salto dimensionale per competere con le grandi multinazionali del settore: la Barilla decide di creare il nuovo stabilimento di Pedrignano, ma lo sforzo finanziario, insostenibile per la famiglia proprietaria, porta alla cessione del controllo della società alla Grace.
  • Parma 1980 - 1992: L'illusorio boom

    Parma 1980 - 1992: L'illusorio boom

    Sono gli anni dell'internazionalizzazione. Le imprese più importanti come Barilla, Bormioli e Parmalat investono fortemente all'estero sia per istituire un'estesa rete commerciale, sia per creare nuovi stabilimenti di produzione. Le aziende sono attente a cogliere i cambiamenti del gusto e le mode alimentari, ispirate anche dai nuovi stili di vita più sensibili ai valori della salute e della cura del corpo.
  • Parma 1992 - 2010: Fra declino e trasformazione

    Parma 1992 - 2010: Fra declino e trasformazione

    Il settore agroalimentare, forte della propria qualità e tradizione, sembra risentire meno degli effetti della globalizzazione. La crisi di un colosso come la Parmalat, aggravata dagli scandali finanziari e dalle disinvolte procedure amministrative della proprietà e del management, sembra assestare un durissimo colpo al sistema economico parmense. In realtà, sorta come la fenice sulle macerie della vecchia, la nuova società riesce in pochi anni a tornare protagonista del mercato.