Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali-Direzione generale archivi

Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

Ritratto di famiglia con trattore (Archivio storico Same, 2014)

Trattore SAME Minitauro, il più giovane dei trattori SAME per la nuova famiglia agricola, 1968. Foto Pepi Merisio (SAME Deutz-Fahr, Archivio storico SAME)

 
 

2014, Archivio storico SAME

La struttura e l’evoluzione della famiglia agricola in Italia sono intimamente connesse con lo sviluppo delle nuove tecnologie e con il progressivo processo di meccanizzazione e motorizzazione dell’agricoltura stessa sviluppatosi nel nostro Paese.
Fino agli inizi del Novecento l’agricoltura italiana  era prevalentemente tradizionale, basata principalmente sul lavoro manuale e sulla trazione animale. In quello stesso periodo, però, cominciarono ad essere importati macchinari e attrezzature agricole, che consentirono di diminuire il lavoro umano e di aumentare la produttività dei campi (come, ad esempio, seminatrici, falciatrici, mietilegatrici...).
Successivamente, dagli anni Venti, alcuni imprenditori italiani, tra i quali Francesco Cassani, iniziarono a produrre trattrici, motori e attrezzature che diedero un forte impulso alla motorizzazione dell’agricoltura stessa. Fu, però, solo a partire dal secondo dopoguerra, negli anni Cinquanta del Novecento, che la motorizzazione dell’agricoltura divenne dirompente,  producendo effetti importanti sia dal punto di vista dell’aumento della produttività agricola (con un incremento esponenziale dei trattori e degli attrezzi agricoli motorizzati, come le motofalciatrici), sia dal punto di vista sociale e culturale. 

 

Trattore SAME Silver nel calendario 1995 (SAME Deutz-Fahr, Archivio storico SAME)

 
 

Anche la famiglia agricola risentì di questa vera e propria rivoluzione tecnologica, che modificò la struttura sociale e le prospettive della famiglia stessa. Essa, infatti, era sempre stata una struttura tradizionalista, adattata allo specifico territorio rurale, ma con un forte legame comunitario e senso di appartenenza sociale; era una struttura gerarchica, necessariamente numerosa e allo stesso tempo rigida, poiché si basava sui ritmi delle colture tradizionali e sulle convenzioni sociali della comunità agricola. Il processo di meccanizzazione prima e, soprattutto, di motorizzazione poi, modificarono tutto ciò. La presenza di macchine agricole venne prima osteggiata, in quanto toglieva lavoro ai braccianti agricoli e ai contoterzisti, ma, a partire dalla fine degli anni Cinquanta, si rese necessaria per sopperire alla mancanza di manodopera conseguente alla forte emigrazione in città: i figli dei contadini cercavano maggiore fortuna nelle fabbriche, abbandonando così i campi e allentando i legami con il loro territorio di origine.
Il materiale selezionato dell’Archivio storico SAME (tra cui depliant, calendari, cataloghi, fotografie e house organ), illustra da una parte la trasformazione della famiglia agricola, dalle prime innovazioni relative alla meccanizzazione del lavoro nei campi all’introduzione del trattore, e, dall’altra, il valore dato dalla famiglia stessa al nuovo mezzo, il trattore, che diventa il centro delle attività lavorative e inserisce la stessa all’interno della modernità.