Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali-Direzione generale archivi

Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

COLUSSI, Giacomo

Il Gran Turchese nato a Pompei
Oltre che per la posizione geografica – Perugia poteva essere utilizzata per la penetrazione nel mercato meridionale – Colussi sceglie di stabilirsi in Umbria per sfruttare le agevolazioni concesse dalle amministrazioni locali a favore dell’installazione di impianti industriali nella regione, all’epoca in una fase di profonda crisi economica.
Alla fine del 1949 costituisce la Società immobiliare industriale di Perugia srl, in posizione di socio maggioritario. Nel giugno del 1950 inizia la produzione nella fabbrica situata nella zona della stazione ferroviaria di Fontivegge. Per circa due anni lo stabilimento Colussi di Vittorio Veneto produce savoiardi, amaretti e wafer, poi spediti a Perugia per essere immessi nel mercato meridionale. In seguito, la produzione viene concentrata interamente nell’impianto di Fontivegge. Colussi struttura subito una rete di distribuzione tramite una fitta serie di contatti commerciali, arrivando a coprire un’estesa porzione del mercato nazionale, prima con i cosiddetti “biscotti a rilievo” (realizzati con una macchina a rotativa in grado di sfornare biscotti più raffinati di quelli compatti), e poi diversificando la produzione con wafer e altri alimenti da forno. Nel 1952, con l’importazione di un secondo forno dalla Germania, avvia la produzione dei frollini, e nel 1955 nasce il Gran Turchese, il biscotto frollino divenuto presto uno dei prodotti più conosciuti dell’azienda. Lo stesso Colussi ricorda di aver avuto l’idea del Gran Turchese anni prima, durante un viaggio con i genitori al museo archeologico di Pompei, dove aveva visto uno stampino di forma rotonda e bucherellata. Il nome del frollino, invece, deriva dalla serie di biscotti dedicati ai gioielli e segue il lancio del Gran Rubino, che non aveva però incontrato i favori del mercato.
In questa prima fase la produzione si attesta su livelli notevoli: circa 400 quintali giornalieri con triplo turno lavorativo svolto da 400 operai effettivi, più 50 stagionali, ed è rivolta a una clientela di massa, per non contrastare le posizioni della vicina Perugina, presente sul segmento superiore del mercato.

 

Napoli, il “boom”
Il 1956 segna l’inizio di un nuovo capitolo nella storia imprenditoriale di Colussi: decide allora di costruire un nuovo stabilimento a Casalnuovo di Napoli, trasformando l’azienda in società per azioni e aumentando il capitale sociale. La sede della società è trasferita a Napoli e dal 1959 l’impianto di Perugia continua la produzione come filiale della società campana. In questi anni Colussi punta all’espansione nel mercato meridionale, in cui l’azienda è già presente grazie alla fabbrica di Catania, che dal 1953 svolge prevalentemente funzioni di distribuzione. Nel 1957 compie importanti investimenti in seguito a un mutuo accordato dall’Isveimer (Istituto per lo sviluppo economico dell'Italia meridionale) e finanziamenti ottenuti dalle banche: acquista nuovi macchinari e forni e avvia i lavori per la costruzione di nuovi impianti. Colussi persegue in questo modo un incremento della produttività e l’affermazione su di un mercato più vasto, sfruttando anche i vantaggi del basso costo della manodopera locale. L’apertura dello stabilimento di Napoli offre nuove possibilità di crescita all’azienda: mentre il volume d’affari raddoppia fra il 1959 e il 1962, emergono anche le difficoltà di realizzazione e gestione dell’aumentata capacità produttiva e Colussi si trova di fronte alla necessità di trovare nuovi spazi commerciali per la sua azienda.