Ministero per i beni e le attivita' culturali e per il turismo-Direzione generale archivi

Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

AMARELLI, Giuseppe

Fotografia delle radici di liquirizia, Rossano (CS), seconda metà del XX sec. (Museo della Liquirizia Giorgio Amarelli, fondo Amarelli).

 
 

Il surrogato Lealmair
L’ingresso dei tre fratelli Amarelli nella conduzione dell’impresa impone una riorganizzazione della gestione aziendale: nella nuova società il maggiore, Fortunato, si dedica all’amministrazione, Pasquale alla commercializzazione e Giuseppe assume la direzione della produzione, con l’intento di modernizzarla e renderla un vero processo industriale. In Italia la rete commerciale si estende al Nord, con uffici a Torino, Milano e Trieste, mentre Giuseppe Amarelli alterna la gestione dello stabilimento con frequenti viaggi in Italia e all’estero, soprattutto in Inghilterra, diretti a stabilire rapporti con importatori capaci di assicurare alla produzione aziendale gli sbocchi sui grandi mercati europei.
Nella seconda metà degli anni Venti la ditta Amarelli esporta in Inghilterra, in Belgio e in Francia; sul mercato nazionale figurano tra i principali clienti, nei primi anni Trenta, importanti ditte torinesi come Schiapparelli, Venchi & C. e Leone.
La concorrenza estera, sempre più pressante, induce Amarelli ad ampliare la gamma dei prodotti e ad avviare la produzione di un surrogato (la liquirizia con aggiunta di amidi) commercializzato con il marchio Lealmair, che permette di sostenere il fatturato senza svilire il prestigio del marchio principale, rappresentato dal nome della famiglia.

 

Particolare della conca di lavorazione della liquirizia (Museo della Liquirizia Giorgio Amarelli, fondo Amarelli).

 
 

L’unico concio in Calabria
L’impegno principale di Amarelli è comunque diretto all’ampliamento e al perfezionamento del ciclo di produzione. Nel 1931 impianta gli estrusori meccanici per filare la pasta (attività svolta, fino ad allora, da 46 lavoratrici). Negli anni Quaranta installa nuove caldaie a vapore per incrementare la produzione di estratto. Grazie alle innovazioni introdotte, l’attività viene sottratta alla stagionalità dei raccolti e la produzione aumenta sensibilmente.
I continui investimenti e le conseguenti economie di scala permettono all’azienda di fronteggiare la grave crisi che porta, nei primi anni Cinquanta, alla progressiva scomparsa delle vecchie fabbriche calabresi. È in quegli anni, infatti, che la produzione della liquirizia per usi alimentari passa a nuove imprese di maggiori dimensioni, come la Saila (Società per azioni industria liquirizia abruzzese, costituita nel 1937): l’unico concio di antica tradizione che sopravvive alla crisi, tra i numerosi della Calabria ionica, è quello dell’impresa Amarelli.