Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali-Direzione generale archivi

Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

MACERATA, Emidio

Sant'Elpidio a Mare (Ascoli Piceno), 25 febbraio 1916, 21 giugno 1996

 

Di famiglia molto modesta – il padre Pio era calzolaio e la madre orlatrice – Macerata abbandona la scuola dopo due anni e inizia a lavorare, ancora bambino, presso una famiglia di artigiani; a 13 anni diventa montatore di calzature per bambini in un laboratorio, a 16 trova impiego come tranciatore nel primo calzaturificio sorto nel comune di nascita e a 18 anni è assunto come operaio sformatore.
Congedato nel 1938 dopo il servizio militare svolto a Pola, lavora per un anno in qualità di operaio addetto alla ripulitura e fresatura delle calzature, ma è richiamato sotto le armi nel 1939: combatte in Jugoslavia e dopo l’8 settembre è detenuto in Germania per due anni. Tornato a Sant’Elpidio a Mare nel 1945, riesce a convincere i fratelli Domenico (1906-1991), Vittorio (1912-1992) ed Egidio (1914-1983), anch’essi operai calzaturieri, a formare una società per produrre scarpe da bambino e a tentare l'avventura industriale.
La storia di Macerata esemplifica un percorso comune a numerosi venditori ambulanti e operai calzaturieri dell'area che, dopo la seconda guerra mondiale, aprono piccoli laboratori dal nulla, da soli o più spesso associandosi, e procedendo per successivi ingrandimenti dell'attività giungono a dotarsi dell’attrezzatura occorrente alla lavorazione, fino ad arrivare alla costruzione di moderne fabbriche. L’ascesa del distretto calzaturiero locale, trainata dal progressivo aumento della domanda, si basa in questo periodo sul lavoro dei familiari e degli operai provenienti dalla campagna ed è favorita dalle economie esterne offerte dal sistema locale, dall’assenza di controlli sul rispetto delle norme fiscali e lavoristiche e dalle provvidenze a favore dell’artigianato, delle piccole imprese o delle aree depresse. Fra il 1945 e il 1950, e ancor più in seguito, nei comuni del distretto sono numerosissime le nuove ditte calzaturiere iscritte ai registri delle Camere di commercio di Ascoli Piceno e Macerata: il pullulare di nuovi laboratori, di fabbriche e di aziende terziste, monofase e produttrici di parti, di attività sussidiarie e servizi provocano un rapido decollo dell’industria nelle cittadine di antica tradizione calzaturiera e l'allargamento progressivo dell'area produttiva regionale. Il distretto arriverà così a occupare, nel 1981, il 26% degli addetti all’industria nelle Marche, con circa 40.000 occupati, e, nel 1971, è già la principale area di produzione calzaturiera in Italia. 

 

 
Macerata assume nel 1946 il modellista Alessio Marozzi, il quale si impegna nel disegno di calzature per bambini e suggerisce il nome della figlia, Mirella, come marchio del calzaturificio. In un paio di stanze prese in affitto nel centro storico i quattro fratelli Macerata cominciano a confezionare a mano calzature per bambino ma, non avendo macchinario, ricorrono, per il finissaggio e la cucitura del fondo, al lavoro di ditte terziste di Casette d’Ete e di Porto Sant’Elpidio, mentre l’orlatura delle tomaie viene effettuata, a domicilio, dalle donne della famiglia. Macerata risulta iscritto, fra il 1945 e il 1948, al Registro ditte della Camera di commercio di Ascoli Piceno come ambulante di calzature: in questa fase si occupa degli acquisti, della vendita ai grossisti e ai dettaglianti e dello smercio nei mercati settimanali; a lui era affidata inoltre la direzione dell'impresa familiare, mentre il fratelli si occupavano del processo produttivo, dal reparto montaggio all'orlatura e alla rifinitura. I figli dei titolari vengono infine avviati al lavoro nella ditta di famiglia ancora adolescenti, per svolgere l'apprendistato durante la formazione scolastica.
All’inizio degli anni Cinquanta la società F.lli Macerata fu Pio dispone di un edificio laboratorio moderno, in continuo ampliamento: nel calzaturificio lavorano 14 persone, oltre alle operaie del reparto di orlatura.