Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali-Direzione generale archivi

Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

PERRONE, Ferdinando Maria

Ferdinando Maria Perrone, fine Ottocento (Fondazione Ansaldo).

 
 

Alessandria, 10 gennaio 1847 - Genova, 9 giugno 1908

Nato nel 1847 in una famiglia del ceto medio subalpino, trascorre l’adolescenza senza portare a termine un regolare corso di studi superiore. Nel 1866 risulta unito alle formazioni garibaldine nella terza guerra risorgimentale, nel 1869 si dichiara «scrittore pubblicista» nel corso di un processo che lo vede imputato (e condannato) per truffa. Nel 1873 diviene procuratore e amministratore dei beni di un aristocratico proprietario terriero dell’Alessandrino, Alessandro Paulucci, e affittuario di una vasta tenuta appartenente allo stesso Paulucci, che ne farà dono a Perrone, da lui trattato come figlio. Ha così modo di leggere, studiare, fare affari come amministratore di un vasto patrimonio. Stabilisce rapporti con Luigi Luzzatti, eminente economista e politico dell’Italia del tardo Ottocento, scrive articoli su giornali e periodici, è affittuario di aziende agricole.
Nel 1885 si stabilisce a Buenos Aires, dove si era già consolidata una robusta comunità di italiani. In Argentina si occupa di aziende vinicole, scrive sui principali giornali del Paese e costruisce una fitta rete di relazioni con politici e uomini d’affari. Nel 1894, su sollecitazione del cognato Antonio Omati , ingegnere e dirigente industriale dell’Ansaldo, allora di proprietà dei fratelli Bombrini, diviene rappresentante per l’Argentina dell’impresa genovese, che grazie alla mediazione di Perrone riesce a vendere al Governo del Paese sudamericano un incrociatore corazzato. Nel 1895 ottiene l’incarico di rappresentare l’Ansaldo nell’America del Sud e in Messico e, a partire dal 1896, fa la spola tra Italia e America. Nel 1897 rileva dai Bombrini la proprietà del quotidiano genovese «Il Secolo XIX».

 

La famiglia Perrone nel 1900. Da destra: Ferdinando Maria, il figlio Mario, la moglie Cleonice, il figlio Pio (Fondazione Ansaldo).

 
 

Da rappresentante a primo azionista
Rapporti di lavoro con la grande impresa industriale, presenza attiva sul mercato internazionale delle navi da guerra (e confronto obbligato, e istruttivo, con la realtà dei grandi produttori navalmeccanici esteri), impegno diretto nel mondo della stampa e relazioni con la politica: Perrone, nel pieno della sua maturità, acquisisce ulteriori conoscenze e competenze e sviluppa le sue notevoli capacità relazionali. Tutto ciò gli serve per ascendere all’inizio del Novecento al vertice dell’Ansaldo e per rilevarne nel 1903-1904 il controllo, in collaborazione con la britannica Armstrong Whitworth & C., colosso internazionale nel campo delle costruzioni navali e della produzione di armamenti. Della Gio. Ansaldo Armstrong & C. – questo il nome della joint venture della cui nascita è protagonista – Perrone diviene Amministratore delegato e, nel giro di pochi anni, primo azionista.
Intrapresa dunque in età avanzata l’attività di imprenditore industriale, Perrone persegue una strategia di crescita dell’impresa, già avviata peraltro dai Bombrini, di integrazione verticale volta alla formazione di un grande complesso navalmeccanico capace anche di produrre direttamente i materiali siderurgici necessari agli stabilimento. In questa prospettiva si misura e si scontra con agguerriti rivali quali i costruttori navali Odero e Orlando, che controllano anche le acciaierie di Terni.