Ministero per i beni e le attivita' culturali e per il turismo-Direzione generale archivi

Servizio Archivistico Nazionale

Archivi d'impresa

BUITONI, Giovanni

Giovanni Buitoni, 1950 (Nestlè Italiana spa, Archivio storico Buitoni Perugina).

 
 

Perugia, 6 novembre 1891 - Roma, 21 gennaio 1979

Terzogenito dei cinque figli di Francesco – il capostipite dei Buitoni di Perugia – e Maria Egiziaca Marchettoni, rappresenta la terza generazione della dinastia imprenditoriale che ha inizio nel settore della produzione delle paste alimentari durante il terzo decennio del XIX secolo a Sansepolcro, in Toscana. Frequenta la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Perugia e nel 1909 si reca in Germania per motivi di studio.
Il padre Francesco, in posizione marginale nelle imprese industriali della famiglia, partecipa il 30 novembre 1907 alla fondazione della società Perugina per la fabbricazione dei confetti con un gruppo di soci di origine ebraica. Presto la società si trova sull’orlo del fallimento e viene affidata alla fine del 1909 al diciottenne Giovanni: questi reperisce capitali, ottiene un prestito e ne ridisegna la politica commerciale.
Dato lo scarso sviluppo del comparto industriale dolciario in Italia, la società Perugina risulta allora una delle maggiori imprese, anche se il suo grado non elevato di specializzazione la configura come un’attività ancora semiartigianale.
 

 

A tempo pieno nell’industria dolciaria
Il giovane imprenditore è richiamato alle armi nel 1917 (anno in cui consegue la laurea in Legge). La guerra provoca diversi effetti sull’attività dell’impresa, come la limitazione di materie prime, ma anche l’ampliarsi della produzione di merci a base di cacao, destinate alle truppe. Nell’andamento postbellico la Perugina trae beneficio dall’espansione generale del settore destinata a durare fino ai primi anni Venti.
Rientrato al lavoro alla fine del 1918, Buitoni si impegna di nuovo a tempo pieno nella direzione della Perugina: l’emergenza della crescita impone subito un ampliamento della capacità produttiva e, parallelamente, l’adeguamento della rete commerciale attraverso negozi per la vendita diretta, concessionari e depositi. Infine l’imprenditore comincia a sondare la possibilità di proiettare l’azienda sui mercati esteri, soprattutto nel Mediterraneo (Turchia, Egitto e Marocco).
Nel 1923 si giunge alla trasformazione dell’impresa in società per azioni. Nel nuovo assetto societario i Buitoni assumono il controllo dell’impresa. La ridefinizione della struttura societaria consente a Giovanni Buitoni maggiori spazi di manovra nella complessa ristrutturazione che investe l’intero settore dolciario.
Di fronte a un’agguerrita concorrenza straniera, sul mercato nazionale era allora l’iniziativa spregiudicata di Riccardo Gualino a segnare gli equilibri del settore: con la fusione delle principali aziende cioccolatiere italiane e la costituzione della Società unica, Gualino si muoveva in direzione della concentrazione, nella convinzione che il mercato del cioccolato potesse allargarsi negli anni successivi; inizia allora una complessa trattativa per acquisire al nuovo gruppo anche la Perugina; ma Buitoni rifiuta di cedere l’azienda e risponde alla sfida sul terreno dell’innovazione.
In primo luogo cresce l’attenzione alla qualità del prodotto e all’innovazione tecnica del processo di fabbricazione. In secondo luogo Buitoni indirizza un costante impegno verso lo sviluppo della rete commerciale, le politiche di marketing e l’innovazione nel packaging. La Perugina guidata da Buitoni è tra le prime aziende in Italia a incartare e inscatolare i cioccolatini e avvia un piano che prevede la diffusione capillare della rete commerciale e la penetrazione diretta nei mercati esteri.